#Blisstory – Come nasce un professionista

Eccoci al terzo appuntamento della rubrica #BlissStory. Il primo articolo era la storia di Emilio Vittori in Australia, il secondo riguardava la mia storia negli Stati Uniti. Adesso voglio parlarli del mio ritorno in Italia e le mie esperienze professionali in questo settore!

Le ripercussioni positive che l’America ha avuto su di me, non si limitano solamente alla conoscenza della lingua Inglese, ma  questa esperienza è stata determinante anche nel plasmare il mio approccio al lavoro.

È risaputo che in America c’è una cultura del fare Business certamente diversa dalla nostra concezione. Ti elenco alcune caratteristiche importanti nel lavoro Americano, potranno essere utili nel caso decidessi di traslocare lì:

  • Nel contesto Americano si dà grande importanza alla parola data; giuliano
  • Business is Business, diceva qualcuno. Non farti ingannare dai contesti spesso, ma non sempre, informali del lavoro americano, quando si parla di affari, la concentrazione e la determinazione devono essere massimi;
  • Dai un immagine sicura di te stesso, la modestia va bene in Italia, va meno bene in America, dove conta la faccia tosta di prendere iniziativa e sapere chi si è e cosa si vuole fare. 
  • Essere chiari e diretti è considerato non solo un pregio ma anche una virtù nel contesto Americano.

L’inizio della mia storia Lavorativa

Il mio ritorno in Italia è avvenuto nel 1973, volevo iscrivermi all’Università ma decisi di mettere a frutto l’ottima conoscenza della lingua inglese e del Francese, così  cominciai a cercare lavoro. La ricerca non è stata per niente facile, conosci l’Italia no? 😉

Feci molte domande di assunzione e diversi concorsi. Un episodio simpatico che ti voglio citare è un concorso per l’Alitalia a cui ho preso parte in quel periodo: su 1200 concorrenti potevano essere assunti dalla compagnia solamente 2 figure come Steward/Hostess… Indovina chi vinse? Si, arrivai secondo ed ebbi accesso dunque ad uno dei due posti in ballo, tuttavia non potei essere assunto perché non in possesso del congedo per l’attività Militare, il quale arrivò poco tempo dopo per via del sovra numero del mio Scaglione. Il dirigente preposto dell’Alitalia per l’assunzione, mi disse di ricontattarlo non appena avessi ottenuto il congedo e quel posto probabilmente sarebbe stato ancora mio.

Anni dopo lo richiamai per curiosità e questa volta, invece che come Steward il posto disponibile era nel settore Cargo, che guarda caso era quello in cui stavo operando. Rifiutai di nuovo, oramai ero sulla cresta dell’onda!

Ma tornando a noi, nella forsennata ricerca di un posto di lavoro stimolante inserii un annuncio sul Messaggero, quotidiano Romano e nazionale. Mi  contattarono società di diversi settori, tra cui una di traslochi e trasporti internazionali. Scelsi questo settore molto intrigante, iniziando dalla gavetta (Segreteria Generale) nella società International Transport Agency con possibilità di imparare il mestiere e salire di posizione. Col tempo passai da segreteria a Trasloco e Trasferimento militari Americani e lavoro di corrispondenza per gli U.S.A, andai avanti per circa 3 anni con miglioramenti e con acquisizione esperienze notevoli grazie anche alla capacità di carpire  le qualità dei colleghi e farle mie.

businessPer motivi personali abbandonai poi l’azienda, trovando lavoro in una più versatile per settore coperto (aerea, mare, merci, traslochi), chiamata Mercitalia. Lì ho potuto maturare molta esperienza nello specifico ramo del Freight Forwarding. Dopo circa un anno mi venne proposto di passare ad una società inglese (Crowe Gruppo Lep) la quale aveva come ambito di interesse il solo trasporto merci, accettai con la loro garanzia di poter ampliare il raggio d’azione ad altri settori (come il ramo Traslochi). Ma della vecchia società in cui ero, Mercitalia, portavo con me un contatto molto prezioso, un amico di origine Francesce, con qualche anno in più di me, col quale anche nella nuova società era costante il dialogo, soprattutto maturava pian piano da parte sua l’idea di investire il know how maturato e fare qualcosa di nostro, nel 78′ mi convinse a creare insieme la Speditalia, la cosa fu ben riuscita e facemmo faville per diversi anni,  finché chiaramente le differenze di età si fecero sentire.

Io (il più giovane) avevo voglia di crescere e divorare il mercato, il mio socio invece desiderava solamente mantenere “lo status quo”. Arrivato a un certo punto andai per conto mio e nel 1981 creai Eurosped 2000, la quale è andata avanti macinando numeri per ben 16 anni. Lì ho vissuto esperienze incredibili, dopo un anno aprii un magazzino e presi camion e operai. Facevamo parte delle principali associazioni di settore, come FIDI, IATA, LACMA, PAIMA, UTS, oltre la AITI. La nostra azienda era diventata una sede operativa a tutti gli effetti con autonomia propria. Per diversi anni la cosa andò alla grande, nonostante alcuni alti e bassi dovuti alla situazione Italiana, nella quale le cose stavano cambiando, a partire dal crescere della concorrenza e di riflesso più problematiche per mantenimento del fatturato aziendale.

Nel 95’ ci fu un incidente, il capannone di fronte all’Eurosped fu oggettomoving-usa di attentato, questo ci condizionò ad andare via da là con ingenti danni da pagare personalmente. Ci trasferimmo nel 95’ a Monterotondo (provincia di Roma). Anche qui le cose procedevano benissimo fino al 98’, anno in cui accadde una cosa personale che mi toccò profondamente, cedetti dunque la mia società Eurosped 2000 a Gondrand dove sono poi confluito. Tuttavia lo strascico dei problemi personali che mi toccarono quel periodo incise nella mia persona e fece scaturire un addio all’azienda e conseguenti 5 mesi di inattività.

La risalita!

Mio fratello e un caro amico Italo-Americano, a cui curavo la distribuzione Italiana, mi convinsero a ricominciare… All’inizio mi approcciai a questa ennesima avventura come ad un “passatempo”, tuttavia ci rendemmo subito conto che eravamo riusciti a fare un fatturato altissimo in veramente poco tempo, da qui nacque l’idea dell’amico italo-americano di creare una nuova società (DTM Italy).  La società procedette spedita per una decina di anni, dopodiché, a causa di alcune situazioni createsi per negligenza e superficialità di alcuni collaboratori e soprattutto a causa del fallimento di Alitalia (debitrice nei nostri confronti di svariati soldi mai recuperati), scaturirono diverse riflessioni e uno dei soci pensò di abbandonare. Tutto ciò creò panico, quindi capite bene, cosa poté scaturire da questa situazione. Alla fine chiusi la società e liquidai TUTTO e TUTTI.

Una domanda a questo punto ti sorge spontanea, giusto?… “E ora?”

Ora  sono qui, nella Bliss Moving & Logistics, società sana, personale qualificato e con esperienza nel settore, proprio come me. Questo è merito di mio figlio Francesco, ricordo ancora le sue parole, furono una scarica di adrenalina, che mi portò alla mente i tanti successi avuti negli anni passati e mi diedero letteralmente la forza di ricominciare un’altra avventura, che sapevo sarebbe stata GRANDE:

“Butti via 35 anni di lavoro, contatti e Know How? Facciamo qualcosa noi, costruiamola piano piano, INSIEME”.

Decidemmo insieme a mio figlio Francesco Argirò di aprire la Bliss Moving & Logistics, nella quale non svolgo funzioni amministrative, passate a lui. Io ho preso in mano il reparto Commerciale & Marketing dell’azienda, per mettere a frutto l’esperienza passata…

Sono ancora in pista! Se vuoi ballare con me, visita il sito della Bliss Moving & Logistics 😉

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